Ansia,  Depressione,  Relazioni

Non guardare giù! – La sensazione di non fare abbastanza

Oggi parliamo di scale e del sentire di non stare facendo, di non aver dato o di non essere mai “abbastanza”. 

La metafora della scala è stata usata dalla giornalista Amy Gahran per parlare delle aspettative sociali connesse alle relazioni intime, di come ci sentiamo all’idea di disattenderle o della fatica che facciamo anche solo ad immaginare alternative possibili ad esse. Si parla di scala, perché c’è un’elevata comunanza nell’immaginare le relazioni sentimentali come un percorso a gradini, che va dal corteggiamento al matrimonio, alla messa al mondo di figli.

Questa progressione sembra lasciare poco spazio alle alternative, e quando qualcosa va storto, la sensazione è un po’ quella di precipitare verso il basso, scalzati dallo spazio stretto di chi rispetta la fila sulla scala mobile, rigorosamente tenendo la destra, come sulla metro di Milano. E lì, per terra, spesso ci sentiamo solə, in preda ad un misto di ansia e paura, a metà tra la fretta di risalire prima che tutti ci passino davanti e la paura di cadere di nuovo. Cosa abbiamo fatto di sbagliato? Cosa c’è che non va in noi? Perché non siamo riuscitə a mantenere la relazione? Perché non vogliamo avere dei figli? Perché ci sentiamo attrattə da più persone? Perché non vogliamo andare a convivere?

La metafora della scala si può applicare bene non solo alle relazioni ma anche ad altri ambiti della nostra vita: il lavoro, la famiglia, le amicizie, il corpo… Sembra spesso essere connaturata in noi un’idea di progressione, che lascia poco spazio per altri percorsi, che restano per noi difficili da immaginare e legittimare. Lo si vede bene nel profondo senso d’inadeguatezza che spesso vivono le persone fra i 29 e i 36 anni, quando sembra loro di non essere ancora abbastanza in alto, non tanto quanto gli altri, non tanto quanto avrebbero voluto: non vivo ancora da solə; non sono in forma; non ho una relazione; non guadagno abbastanza; non sono indipendente; non sto andando da nessuna parte.

Giù dalla scala, mentre tutti gli altri, dal nostro punto di vista, continuano a salire.

Ai piedi della scala, si accumula ciò che Mariagrazia Contini definirebbe “scarto”: tutto ciò che è marginale rispetto a ciò che conta, la distanza fra ciò che siamo e ciò che potremmo (o dovremmo) essere, le minoranze, le voci fuori dal coro, tutto ciò che insomma è divergente da quel percorso a gradini lanciato verso promesse di successo, amore, felicità. Essere “scarto”, ci fa sentire non abbastanza, manchevoli, difettosi. Ci fa pensare che avremmo dovuto fare di più, lavorare di più, amare di più, o quantomeno farlo meglio per impedire la caduta e continuare ad oliare l’ingranaggio della scala.

Chi si ferma è perduto.

Eppure, se ci pensiamo bene, è proprio nello scarto ai piedi della scala che risiede la complessità delle nostre vite, che trovano spazio le differenze e le infinite alternative possibili. Lo scarto, lungi dall’essere qualcosa da buttare, rappresenta il possibile al di là delle soluzioni univoche, ed è necessaria un’attività di costante resistenza, in senso partigiano, per preservarlo. Lo scarto è la ricchezza della differenza, la denuncia delle implicazioni di questa corsa a ostacoli che sembra non lasciarci modo di esistere al di là dei nostri traguardi o delle nostre prestazioni, affettive o personali. Ai piedi della scala, non siamo solə: basta guardarci attorno e notare quante siano le persone attorno a noi che per un motivo o per l’altro sono cadute giù, e anziché sgomitare per tornare su prima degli altri, cercare di costruire con loro una solidarietà autentica, che non veda nella divergenza di opinioni o di condizioni una minaccia ma la salvezza collettiva.

Non sono le soluzioni standard che ci permetteranno di mantenerci mobili nella nostra vita, ma l’agire la complessità con atti quotidiani di coraggio e di rivoluzione, tendere ad una conquista delle nostre differenze e al diritto che esse trovino spazio, prima di tutto in noi, portando modelli di umanità in un contesto storico che mai come ora ne avverte il bisogno.

  

Per approfondire:

  • Stepping Off the Relationship Escalator: Uncommon Love and Life, Gahran Amy.
  • Le Coeur sur la table, Tuaillon Victoire.

  • Elogio dello scarto e della resistenza: Pensieri ed emozioni di filosofia dell’educazione, Mariagrazia Contini
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