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5 miti sull’amore che ci fanno male

Quante volte abbiamo sentito dire l’espressione la mia metà? O pensato che l’amore vero vince su tutto? La costruzione romantica dell’amore promossa in questi termini può contribuire a mantenere processi pericolosi per il nostro benessere.

Coral Herrera Gómez, femminista spagnola, non si sbaglia quando sostiene che

l’amore romantico uccide

in quanto contribuisce a favorire processi di dipendenza reciproca nei/nelle partner, a svantaggio soprattutto delle donne in coppie eterosessuali. Incarnare lo stereotipo del principe azzurro e voler essere trattate come principesse può diventare facilmente terreno di abuso nel momento in cui entrano in campo le dinamiche di possesso, di isolamento e di sacrificio personale. In questi casi, è importante comprendere che entrambi i/le partner contribuiscono a mantenere dipendenza e violenza nella relazione, scegliendo di continuare a giocare il proprio ruolo nel rapporto anziché smarcarsene, per quanto vi sia un’asimmetria evidente in chi esercita e chi riceve violenza.

La violenza però, per quanto spesso sia connotata in modo diverso a seconda del genere di chi la perpetua, non è solo una questione femminile. C’è infatti un sommerso altissimo sulla violenza fra partner LGBTQ+ e sulla violenza, soprattutto psicologica, che le donne esercitano su partner maschili in coppie eterosessuali.

Alla base della costruzione dell’amore romantico ci sono cinque miti che contribuiscono, nella nostra cultura, a mantenere in noi idee che rischiano di farci restare invischiatə in relazioni che possono nuocere al nostro benessere e alla nostra autostima.

1. Il mito dell’onnipotenza

L’amore rende tutto possibile. Il mito dell’onnipotenza ha a che fare con l’idea che l’amore sia un sentimento in grado di fare miracoli, che possa cambiare le persone e che anzi le persone che non cambiano per amore o che non rinunciano a tutto per amore, non amano davvero. Questa convinzione ci porta a cercare una persona da amare e che ci ami con l’idea che questo sistemerà la nostra vita, che risolverà i nostri problemi o, viceversa, a ingaggiarci in relazioni in cui siamo noi con il nostro amore a dover sanare l’altra persona, farla stare bene, migliorarla, guarirla. Quando questo non accade ci sentiamo in colpa, frustratə e possiamo arrivare a portare anche un’intensa rabbia nel rapporto. Oppure può accadere che, per non sentirci da meno rispetto a questo impegno di amore onnipotente, scegliamo di sacrificare aspetti importanti di noi e della nostra vita in favore dell’altra persona, e ritrovarci poi sul lungo termine insoddisfattə e arrabbiatə quando diventa evidente che l’amore non basta e non è onnipotente.

2. Il mito della metà

Sei la mia metà. L’idea che per essere completi abbiamo bisogno di un/a partner è estremamente radicata nella nostra cultura. L’amore romantico è visto come qualcosa in grado di renderci interi, in quanto senza una relazione siamo solə e incompleti. Ragionare in questi termini può farci investire tutto nella ricerca di un/a partner e, successivamente, nel mantenere la relazione a tutti i costi per la paura di tornare a sentirci solə. Questo si lega spesso all’idea che la relazione di coppia abbia più valore delle altre relazioni della nostra vita: amicizie, famiglia, ex partner, rapporti sentimentali e/o sessuali di altra natura. Il mito delle metà promuove l’idea che se non siamo in coppia girovaghiamo nel mondo senza scopo in solitudine e tristezza finché non troviamo LA persona giusta, perfetta e idealizzata che, come per magia, s’incastrerà perfettamente con noi riempendo tutte le nostre mancanze. Questa convinzione ci distrae dal compito che dovrebbe essere la premessa di ogni relazione: la possibilità di sentire la propria vita come carica di senso a prescindere da chi amiamo, e di comprendere che essere single non significa essere solə.

3. Il mito della fusione

Io e te siamo una cosa sola. Questa credenza ci porta a vivere l’amore come qualcosa di totalizzante: dove vai tu vado io, non posso vivere senza di te, senza di te morirei, ecc. Pensare all’amore come un sentimento che ci fa perdere ogni confine fra noi e l’altra persona è una convinzione molto pericolosa, perché ogni tentativo del/la partner di avere una vita al di fuori della relazione viene vissuto come una minaccia insostenibile. La violenza, soprattutto quella estrema, è spesso figlia della fusione, dell’idea che io e te non possiamo essere separatə, che siamo noi due contro il mondo, e che ti preferisco mortə piuttosto che senza di me. Riuscire a pensare che il bene della persona che amiamo e la sua libertà dovrebbero venire prima del mantenimento della nostra relazione con lei può essere difficile ma è senz’altro un obiettivo da perseguire molto più del tentativo di impedire che l’altra persona se ne vada.

4. Il mito dell’eternità

L’amore vero dura per sempre. Attribuire un valore all’amore misurandone la durata ci porta a vivere la relazione con l’idea che si debba passare per forza tutta la vita insieme, o tutta la vita con la stessa persona. Questa convinzione non tiene conto del fatto che le persone nel corso della vita possono cambiare, che un incontro che aveva senso per noi a venti o trent’anni potrebbe non avere più lo stesso senso a venticinque o quaranta. Può portarci ad insistere per voler mantenere immutata e immutabile a tutti i costi una relazione, bella e perfetta per sempre come il primo giorno, o a continuare a restare in rapporti che non ci fanno più sentire appagatə. La paura della fine della relazione è comprensibile ma proprio per questo possiamo iniziare a comprendere che ogni incontro ha valore a prescindere dalla sua durata, che ogni rapporto può mutare ma non necessariamente dover essere tagliato, e che possiamo vivere l’amore come una scelta che viene fatta giorno per giorno.

5. Il mito della predestinazione e dell’unicità

Siamo destinatə a stare insieme, sei l’unicə persona per me. L’idea che ci sia una e una sola persona giusta per noi nella vita ci fa pensare che non saremo felici finché non l’avremo trovata, e interrogare ossessivamente se la relazione che stiamo vivendo sia “quella giusta”. Non solo, ci fa anche vedere sotto una luce svalutante tutte le altre relazioni precedenti, come se dovessero essere meno importanti di quella attuale, quasi degli esperimenti in attesa dell’unico e vero amore. Ciò può accadere anche al contrario, ovvero potrebbe essere particolarmente importante per noi sentirci l’unico e vero amore di qualcuno, avvertendo ansia e competizione con le altre figure affettive del/la partenr, inclusə gli/le ex. Tutto questo ci porta a vivere la relazione con insicurezza e paura, oltre che a pensare che “se è destino” tutto debba andare per forza in un determinato modo, impedendoci di vivere la relazione nel qui e ora.

L’amore porta benessere se comprende il rispetto dei limiti personali, la cura di sé, se contempla la possibilità di includere altri affetti e li valorizza, e se è vissuto come una delle scelte possibili e non l’unica in grado di farci stare bene.

Per approfondire:

  • Le Coeur sur la table, Tuaillon Victoire.

  • Révolution amoureuse: Pour en finir avec le mythe de l’amour romantique, Coral Herrera Gómez.

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